10 VOLTE MEGLIO.
IL PROGRAMMA / DIRITTO 03 DI 10

Diritto all’acqua

Rinnovare il sistema idrico e costruire una regia pubblica nazionale.

Esplora la proposta ↓

COORDINAMENTO DEL PROGRAMMA

Un costo, un solo capitolo

Acqua finanzia reti, impianti, telecontrollo operativo ed energia al servizio del sistema idrico. Non riacquista componenti digitali comuni né incentivi energetici già imputati ad altri piani. Gli investimenti dei gestori inclusi nel piano non si sommano una seconda volta come opere ulteriori. Prestiti e capitale dei gestori sono modalità di finanziamento: il rimborso del capitale non è un secondo costo dell’opera; interessi e impatto tariffario richiedono un calendario separato.

Le dotazioni sono scenari lordi. Le quote già finanziate altrove devono essere escluse dall’impegno; eventuali economie non sono contabilizzate senza una verifica analitica. Gli obiettivi richiedono conferma della capacità del capitolo di sostenerli.

Costi, coperture e quadro complessivo ↗
PROGRAMMA • ACQUA • PROPOSTA 1.0

Diritto all’acqua

L’acqua deve arrivare. Non andare perduta.

Una rete pubblica più sicura, una responsabilità nazionale riconoscibile e un servizio affidabile in ogni territorio. 10 Volte Meglio propone un piano decennale per rinnovare gli acquedotti, recuperare acqua dispersa e collegare i sistemi dove serve. La priorità è garantire acqua potabile alle persone, proteggendo le fonti e gli ecosistemi.

100%37.000 km60 miliardi €
Reti e impianti da censire35.000 da rinnovare + 2.000 di collegamenti strategiciInvestimento proposto in dieci anni
Obiettivi e stime programmatiche 2027–2036, da verificare con progetti e coperture. Il piano non equivale al rifacimento integrale di ogni tubazione italiana. Aggiunge circa 3,2 miliardi di gestione e servizi nel decennio, secondo le ipotesi esplicitate.

Il primo serbatoio è l’acqua che non perdiamo

Grafico con valori riportati nella didascalia adiacente.Dato osservato: nel 2022 le perdite totali delle reti comunali di distribuzione erano il 42,4% dell’acqua immessa [1]. Su 100 litri, 57,6 risultavano erogati per usi autorizzati e 42,4 persi: sono comprese perdite fisiche e apparenti, come errori di misura. Non è un dato 2026, né riguarda ogni tratto del ciclo idrico.

La proposta unisce rinnovo delle reti, interconnessioni selettive, riserve, riuso e sicurezza. “Acquedotto nazionale” significa un sistema coordinato e articolato per territori, con parti isolabili in caso di guasto.

Acqua sicura. In ogni territorio.
Le risorse e le capacità dell’Italia
01 / DATI OSSERVATI

Le risorse e le capacità dell’Italia

Una disponibilità importante che cambia molto

Grafico con valori riportati nella didascalia adiacente.Risorsa idrica rinnovabile nazionale: 67 miliardi di m³ nel 2022, 112,4 nel 2023 e 157,9 nel 2024. Stime ISPRA del bilancio idrologico, non volumi di acqua potabile stoccata o liberamente prelevabile [3].

La ripresa del 2024, concentrata soprattutto al Nord, non cancella il trend di lungo periodo in diminuzione. Una media nazionale favorevole può convivere con siccità locale. Fiumi, falde e zone umide devono conservare l’acqua necessaria agli ecosistemi: non tutta la risorsa naturale può essere trasferita o consumata.

Una base produttiva già presente

Nel 2024 sono stati prelevati 8,87 miliardi di m³ per uso potabile, da circa 37.400 fonti attive; l’84,8% proveniva da sorgenti e pozzi. Le fonti oltre confine hanno un peso residuale nell’approvvigionamento nazionale [2]. Il problema principale non è una dipendenza generalizzata da forniture estere: è rendere affidabile e sostenibile il servizio sul territorio.

L’Acquedotto Pugliese dichiara per il 2025 oltre 4 milioni di cittadini serviti in 260 Comuni, più di 20.000 km di condotte idriche, 185 depuratori e 532,9 milioni di investimenti [4]. È un esempio concreto di competenze industriali già operative, da valorizzare nella riforma; non dimostra che ogni territorio possa adottarne identico modello.

La risorsa esiste ma il servizio resta diseguale

Nel 2024 oltre un milione di residenti nei capoluoghi è stato interessato da razionamenti. Nel 2025, 2,7 milioni di famiglie hanno dichiarato irregolarità di erogazione [2]. L’obiettivo sociale è ridurre questa distanza tra disponibilità naturale e accesso effettivo.

La nostra ricchezza va protetta, prima di essere distribuita.
Rinnovare tutto il sistema
02 / RETI E OPERE SOTTERRANEE

Rinnovare tutto il sistema

Un piano completo con cantieri per priorità

“Rifarlo tutto” diventa un programma di rinnovo dell’intero sistema lungo il suo ciclo di vita. Prima si censiscono età, materiale, guasti, pressioni, qualità e rischio sismico; poi si sostituiscono o risanano i tratti peggiori, conservando quelli efficienti. Intervenire indiscriminatamente sulle opere sane sottrarrebbe risorse alle emergenze.

Prima fase proposta: 35.000 km di reti esistenti rinnovate e fino a 2.000 km di collegamenti e adduzioni strategiche, selezionati mediante analisi di fattibilità. Il numero finale dipende da tracciati, diametri, geologia e benefici. Lavori coordinati con strade e altri sottoservizi, tecniche senza scavo quando adatte, materiali tracciabili e collaudi indipendenti.

Sottoterra come regola per le condotte

Proponiamo nuove condotte interrate o in galleria e serbatoi potabili protetti, coperti e ispezionabili. La protezione dal caldo e dagli accessi indebiti deve accompagnarsi alla possibilità di riparare rapidamente. Gallerie profonde richiedono ventilazione, drenaggio, accessi di manutenzione e valutazioni geologiche: non sono automaticamente più sicure.

L’obbligo assoluto “tutto sotto terra” va corretto. Dighe, bacini, prese, sfiati e alcuni attraversamenti o impianti richiedono strutture in superficie. Ogni eccezione alla posa interrata delle condotte deve avere una motivazione tecnica e ambientale pubblica. Il piano non finanzia l’interramento integrale di tutti gli impianti esistenti.

Una rete collegata dove conviene

Collegare bacini e territori soltanto quando esiste una disponibilità sostenibile anche negli scenari siccitosi. Gli accordi devono proteggere il bacino cedente, quantificare energia e costi e rispettare i piani di distretto. Evitiamo di promettere un unico tubo dalle Alpi alle isole: quote, distanze e qualità dell’acqua richiedono sistemi diversi.

Sicilia, Sardegna e isole minori avranno programmi specifici di riserve, riuso e fonti alternative. Eventuali condotte sottomarine richiedono studi e finanziamenti dedicati, esclusi dal preventivo base. Ogni territorio deve poter mantenere servizi essenziali anche quando un collegamento si interrompe.

Sotto terra le condotte. Alla luce del sole i risultati.
Un soggetto pubblico nazionale
03 / SOCIETÀ E GARANZIE

Un soggetto pubblico nazionale

Acqua Italia come società di scopo

Proponiamo “Acqua Italia S.p.A.”, denominazione di lavoro, a capitale interamente pubblico statale detenuto dal MEF. Indirizzo infrastrutturale del MIT; competenze ambientali del MASE e collaborazione di Regioni ed enti di governo d’ambito. La società attua e gestisce le opere strategiche affidatele: non sostituisce il regolatore, le autorità sanitarie o quelle di bacino.

Il modello consigliato è un unico gestore nazionale della rete strategica affidata, con strutture territoriali e contratti verificabili con gli operatori locali. Distribuzione, fognatura e depurazione continuano nella fase iniziale attraverso le gestioni territoriali, sottoposte a standard comuni. Si preservano competenze, personale e continuità del servizio.

Il gestore unico totale è una scelta diversa

Un monopolio nazionale anche su ogni utenza e ogni depuratore richiede una riforma specifica degli ambiti e degli affidamenti del D.Lgs. 152/2006, una verifica costituzionale ed europea e un piano per concessioni, beni, debiti e personale. L’unicità della gestione oggi prevista per ciascun ambito non equivale a un unico gestore per tutta Italia [5].

La proprietà pubblica da sola non rende legittimo qualunque affidamento diretto. Servono le condizioni applicabili per l’in house o altre basi giuridiche compatibili con il diritto UE. Acquisizioni e indennizzi non sono quantificati nei 60 miliardi: il piano base finanzia opere e coordinamento, non la nazionalizzazione integrale delle società esistenti.

Separare chi gestisce da chi controlla

ARERA conserva regolazione tariffaria e della qualità; le autorità di bacino tutelano il bilancio idrico; autorità sanitarie e ambientali esercitano controlli indipendenti. Contratti pubblici, confronti di costo, responsabilità dei dirigenti e verifica parlamentare annuale limitano il rischio che la centralizzazione produca inefficienza.

Il Tribunale delle acque resta il giudice

Il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche giudica gli appelli dei Tribunali regionali e, nelle materie assegnate, i ricorsi contro provvedimenti amministrativi sulle acque [6]. Non è un’agenzia di gestione e non deve ospitare la società. Proponiamo mezzi e competenze adeguati per il contenzioso, senza affidargli il controllo industriale né trasferirgli automaticamente tutte le liti sulle bollette.

Una responsabilità nazionale. Controlli indipendenti.
Quanto può essere autonomo
04 / CONTINUITÀ ENERGIA E TECNOLOGIA

Quanto può essere autonomo

Autonomia idrica come capacità di resistere

La sicurezza si costruisce con fonti diversificate, riserve, collegamenti alternativi e domanda più efficiente. Ridurre la vulnerabilità alle crisi è un obiettivo concreto; promettere acqua illimitata in qualunque siccità non lo è. Restano utili gli accordi transfrontalieri e la cooperazione sui bacini: indipendenza operativa non significa interrompere gli scambi esistenti.

Può funzionare da solo

AspettoRisposta e scelta proposta
Funzionamento automaticoSensori e controllo remoto aiutano; manutenzione, laboratori e operatori restano indispensabili.
Acqua per gravitàPossibile dove quote e tracciato lo permettono; altrove occorrono pompe.
Energia autonomaRinnovabili, recuperi di pressione e riserve riducono dipendenze; verifica impianto per impianto.
Autonomia economicaRichiede entrate stabili, tariffe sostenibili e contributi; non si presume dal risparmio delle perdite.

Un esempio italiano: il canale principale dell’Acquedotto Pugliese percorre 244 km sfruttando la gravità, con tratti in galleria e altri attraversamenti [7]. Ciò riguarda quel canale, non l’intero ciclo idrico. Sollevare 1 m³ di 100 metri richiede circa 0,36 kWh con rendimento del 75%, prima degli attriti: calcolo fisico illustrativo, non consumo medio nazionale.

Energia e acqua progettate insieme

Fotovoltaico su aree già utilizzate, pompe efficienti, recupero energetico su salti disponibili e biogas dai fanghi ove sostenibile. Misurare kWh per m³ e disponibilità nelle ore critiche, non soltanto il saldo energetico annuo. Per i nodi essenziali proponiamo capacità di continuità di almeno 72 ore, dimensionata sui carichi critici e verificata con prove.

La dissalazione è un’opzione selettiva per isole e coste in deficit, da confrontare con recupero perdite, riuso e nuove riserve. Consuma energia e richiede gestione delle salamoie: il JRC indica circa 3,6 kWh/m³ per un impianto marino tipico, valore illustrativo variabile con le condizioni [8]. Nessuna promessa di acqua a costo zero.

Autonomia significa essere preparati.
Acqua per le persone e per l’ambiente
05 / FINALITÀ SOCIALI E SICUREZZA

Acqua per le persone e per l’ambiente

Un livello essenziale accessibile

Priorità a uso potabile, ospedali, scuole e persone fragili nei piani di emergenza. Sportello unico per segnalazioni e informazioni tempestive sui disservizi. Il bonus sociale idrico già tutela un quantitativo equivalente a 50 litri per persona al giorno per i nuclei aventi diritto; nel 2026 la soglia ordinaria ISEE è 9.796 euro e quella per almeno quattro figli a carico è 20.000 euro [9].

Proponiamo di rendere effettivo l’accesso a questa tutela, finanziare allacci e interventi per famiglie vulnerabili e pubblicare gli utenti raggiunti. La quota vitale non equivale a consumi illimitati gratuiti. Le ulteriori fasce seguono criteri trasparenti, con correzioni per numerosità familiare e necessità sanitarie; gli sprechi non devono gravare sui più fragili.

Usare meglio l’acqua prima di prelevarne altra

Proteggere sorgenti, zone di ricarica e falde, ridurre impermeabilizzazione e contaminazioni e rispettare i deflussi ecologici. Ripristinare la capacità utile degli invasi esistenti quando sostenibile, valutando sedimenti, biodiversità e sicurezza. Nuovi invasi solo dopo confronto con alternative e valutazione degli effetti cumulativi.

Riuso delle acque depurate per agricoltura e industria, con reti separate, controlli e utilizzatori effettivi: il regolamento UE 2020/741 disciplina requisiti minimi per il riuso irriguo [10]. Acqua piovana per usi compatibili, irrigazione efficiente e accordi con imprese e consorzi completano il sistema. Acqua risparmiata e acqua riusata vanno contabilizzate senza sommarle due volte.

Sicurezza fisica sanitaria e digitale

Piani di sicurezza dell’acqua dalla fonte al punto di consegna, campionamenti e laboratori secondo il D.Lgs. 18/2023, aggiornato dal D.Lgs. 102/2025 [11]. Progetti resistenti ai rischi sismici e idrogeologici; sezionamento delle reti per contenere guasti e contaminazioni; presidio degli accessi e scorte di ricambi e reagenti essenziali.

Reti informatiche industriali separate, credenziali controllate, registri, copie di sicurezza e comando locale manuale. L’AI può aiutare a individuare anomalie e prevedere guasti, con validazione umana. Pubblicare qualità, costi e risultati aggregati; proteggere le mappe dettagliate degli impianti sensibili. Il piano deve rispettare gli obblighi di sicurezza digitale applicabili.

Un servizio essenziale non può dipendere dal codice postale.
Un preventivo da verificare
06 / INVESTIMENTI 2027–2036

Un preventivo da verificare

Scenario centrale a prezzi 2026. Quantità e costi unitari sono assunzioni di programma, non un computo metrico nazionale. Il censimento e gli studi di fattibilità determineranno il perimetro definitivo; ogni progetto avrà un costo e un risultato atteso pubblicati.

Intervento e ipotesiMiliardi €
35.000 km di rinnovi × 600.000 €/km21,0
2.000 km di adduzioni e collegamenti × 3 mln €/km6,0
Potabilizzazione e sicurezza sanitaria degli impianti5,0
Riserve, invasi esistenti e protezione delle fonti5,0
Depurazione, affinamento e reti per il riuso5,0
Mappatura, misurazione, distretti e sistemi digitali3,0
Efficienza energetica e continuità dei nodi critici2,0
Studi strategici e capacità di progettazione territoriale2,0
Avvio società, integrazione dei sistemi e transizione1,0
Riserva per imprevisti e varianti10,0
TOTALE PROGRAMMA DI INVESTIMENTO60,0
Il totale comprende anche costi di avvio e studi, non tutti capitalizzabili. Costi delle condotte assunti comprensivi di posa, ripristini, progettazione di dettaglio e oneri fiscali non recuperabili; IVA recuperabile esclusa. Gli studi strategici non duplicano la progettazione delle singole opere. Tunnel complessi possono superare molto la media ipotizzata.

Gestione e costi esclusi

Ipotesi di oneri aggiuntivi a piena operatività: 500 milioni l’anno per esercizio e manutenzione, 100 per sostegno sociale e allacci, 50 per struttura e controlli, pari a 650 milioni annui. Facendoli crescere con l’attuazione del piano: circa 3,2 miliardi nel decennio. Totale indicativo: 63,2 miliardi, prima degli oneri finanziari.

Esclusi: acquisizione dei gestori e relativi debiti o indennizzi, rifacimento completo delle fognature, nuove grandi dighe e collegamenti sottomarini. Non sono compresi tutti i costi ordinari già sostenuti dal servizio. Dopo il 2036 restano gli oneri ricorrenti e il rinnovo degli altri impianti.

Sensibilità sul programma: ±25% sui 50 miliardi prima della riserva, mantenendo quest’ultima a 10, porta a 47,5–72,5 miliardi, esclusa gestione. È una prova di sensibilità, non un intervallo di affidabilità. Sostituire 100.000 km al solo costo ipotizzato di 600.000 €/km richiederebbe già 60 miliardi: il piano non consente di promettere il rifacimento totale della rete nazionale.
Come finanziarlo e misurarlo
07 / RISORSE TEMPI E RISULTATI

Come finanziarlo e misurarlo

Grafico con valori riportati nella didascalia adiacente.Investimento proposto, miliardi di euro: 2027–2031 = 25; 2032–2036 = 35. Totale 60. Sono importi a prezzi 2026 da finanziare, non stanziamenti già disponibili. L’avvio effettivo dipende dalla legge e dalle autorizzazioni.

Un piano unico senza contare due volte i fondi

Riparto finanziario da negoziare: 30 miliardi di contributi statali, 20 di capitale e finanziamenti dei gestori sostenuti dai ricavi regolati, 10 di contributi europei e territoriali ammissibili. Nessuna quota è qui certificata. I 3,2 miliardi di esercizio aggiuntivo richiedono a loro volta copertura annuale, tra ricavi e risorse pubbliche.

ARERA ha rilevato circa 28 miliardi di investimenti programmati nel 2024–2029 per un campione di 156 operatori [12]. Il MIT ha comunicato oltre 4 miliardi già assegnati al settore nel maggio 2026 [13]. Questi importi hanno periodi e perimetri diversi e possono sovrapporsi: non si sommano e non si sottraggono automaticamente ai nostri 60 miliardi. Serve una ricognizione per progetto delle risorse ancora utilizzabili nel 2027–2036.

Prestiti BEI o CDP, se ottenuti, sono debiti da rimborsare, non coperture gratuite. Esempio: 20 miliardi finanziati per 30 anni al 3,5% richiedono circa 1,09 miliardi annui di rata, comprensiva di capitale e interessi, a erogazione completata. La quota capitale rimborsa l’investimento già contato: non va aggiunta una seconda volta al costo delle opere. Gli interessi e l’impatto tariffario vanno calcolati sul calendario reale.

Tre risultati da verificare pubblicamente

Entro 12 mesi: inventario amministrativo e bilancio delle risorse, completando i rilievi sui tratti critici entro 24 mesi. Entro il 2031: almeno 15.000 km di rinnovi e 500 km di interconnessioni collaudati. Entro il 2036: 35.000 e 2.000 km rispettivamente, con almeno 1 miliardo di m³ annui di minori perdite fisiche rispetto alla base iniziale verificata.

L’obiettivo di acqua recuperata è da validare, non deriva meccanicamente dai chilometri. Se si applicasse soltanto alla base nazionale 2022 di circa 8 miliardi di m³ immessi, 1 miliardo varrebbe circa 12,5 punti percentuali a volume immesso costante [1]. I risultati reali vanno normalizzati per pressione, consumi e perimetro. Pubblicare anche interruzioni, qualità, kWh/m³, ricorsi e costo per m³ risparmiato.

Fonti e scelte da deliberare
APPENDICE / VERIFICABILITÀ

Fonti e scelte da deliberare

Versione 1.0 • 20 ottobre 2026. Dati osservati e proposte restano distinti. Le fonti hanno anni e perimetri differenti. I link consentono di controllarli; il testo non sostituisce la progettazione tecnica o la relazione finanziaria.

[1] ISTAT, statistiche sull’acqua 2020–2024, pubblicazione 2025: distribuzione nazionale 2022, perdite 42,4% e circa 8 miliardi di m³ immessi. Consulta la fonte

[2] ISTAT, statistiche sull’acqua 2023–2025, 20 marzo 2026, pp. 1–3: prelievi, fonti, scambi transfrontalieri residuali e disservizi. Consulta la fonte

[3] ISPRA, indicatore Internal Flow e comunicato 2024: bilancio idrologico 2022–2024; variabilità e trend. Consulta la fonte

[4] Acquedotto Pugliese, approvazione Report integrato 2025, 6 maggio 2026: dimensioni operative e investimenti. Consulta la fonte

[5] Corte costituzionale, sentenza 93/2017: gestione per ambiti, affidamenti e regolazione. Quadro del D.Lgs. 152/2006, artt. 147 e 149-bis; non autorizza automaticamente il modello nazionale proposto. Consulta la fonte

[6] Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, pagina Competenze: artt. 140–144 R.D. 1775/1933. Consulta la fonte

[7] Acquedotto Pugliese, Il canale principale, 15 novembre 2024: tracciato di 244 km e funzionamento per gravità. Consulta la fonte

[8] Commissione europea, JRC139661, sezione 6: consumi energetici indicativi delle tecnologie di dissalazione. Consulta la fonte

[9] ARERA, comunicato del 23 gennaio 2026: soglie ISEE e bonus sociale idrico. Consulta la fonte

[10] Regolamento UE 2020/741: requisiti minimi per il riutilizzo irriguo. Consulta la fonte

[11] D.Lgs. 102/2025, correttivo del D.Lgs. 18/2023 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano. Consulta la fonte

[12] ARERA, sintesi relazione annuale 2025: investimenti programmati 2024–2029, campione di 156 operatori e circa 48,8 milioni di abitanti. Consulta la fonte

[13] MIT, comunicato del 12 maggio 2026: fondi assegnati al settore; annunci successivi non conteggiati come risorse certe. Consulta la fonte

La proposta

Rinnovo per priorità invece di sostituzione indiscriminata; gestore unico della rete strategica invece di assorbimento immediato di tutte le aziende; condotte interrate con eccezioni tecniche; resilienza verificabile invece di autosufficienza assoluta. Sono correttivi espliciti alla proposta iniziale, da deliberare. Logo e stile riprendono le schede precedenti.